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Euro 6 fermi, perché?

16/01/2020 - Assurdo bloccare la circolazione dei veicoli diesel Euro 6. A dirlo sono niente meno che le centraline dell’Arpa: a Roma nonostante  lo stop indetto per sei giorni a partire dal 14 gennaio il livello delle polveri sottili è rimasto praticamente invariato, segnando 61 μg/m3 , 11  μg/m3 in più rispetto al limite giornaliero stabilito dalla normative europee, da non superare oltre 35 volte all’anno.

Una mossa quella del Campidoglio che appare come l’ennesimo affronto ai diesel, anche quelli di ultima generazione, che inquinano decisamente meno dei benzina Euro 3 (hanno ormai oltre 19 anni di vita), 4 e 5, che possono invece tranquillamente circolare.

La decisione della sindaca Raggi non può che non preoccupare tutti gli attori della Filiera, a partire dai costruttori.

Le Case automobilistiche estere, rappresentate da Unrae, hanno espresso il loro totale disappunto rispetto a questa iniziativa estemporanea e priva di ogni logica. “Un provvedimento ideologico e di bandiera. – si legge nel comunicato - il cui unico effetto è quello di penalizzare i tanti cittadini e pendolari dell’area metropolitana, costretti ad utilizzare la vettura privata a causa di una rete di trasporti pubblici gravemente carente, inefficiente, e priva di aree di scambio adeguate. Ben altre sono le misure da porre in essere per migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, anche volendo limitarsi all’ambito della mobilità che pure non è l’unica interessata: dallo svecchiamento di un parco circolante vetusto e insicuro con idonei incentivi al potenziamento e rinnovamento del trasporto pubblico locale, dall’agevolazione dell’intermodalità sino alla manutenzione e al lavaggio delle strade per la riduzione delle polveri, come avviene in altre metropoli europee”.

Unrae ha poi auspicato l'istituzione di un tavolo permanente per il coordinamento nazionale delle politiche ambientali intraprese a livello locale, ormai in un regime di imbarazzante confusione, "per porre finalmente in essere provvedimenti razionali, omogenei e con solide basi scientifiche, che tengano conto delle emissioni reali nel rispetto del sacrosanto principio di neutralità tecnologica".

Uno studio dell’Ispra proprio in questi giorni ricorda che le auto sono responsabili solo del 18 per cento della produzione di Pm 2,5 in Italia. Ben il 59 per cento è da imputare agli impianti di riscaldamento.  

 

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