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IA, istruzioni per l’uso

L’intelligenza artificiale fa ormai parte della quotidianità degli italiani. Il 70% degli over 55 la utilizza per informarsi, il 50% dei laureati la usa per migliorare performance lavorative e di studio. Cresce il suo impiego anche all’interno delle aziende. Ma cosa accade quando algoritmi, dati e modelli decisionali incorporano, e amplificano, stereotipi e pregiudizi? Perché il rischio è che l’adozione crescente dell’AI nei luoghi di lavoro replichi o accentui disuguaglianze già esistenti. Di questo si è parlato alla quinta edizione del Pink Mobility Day, l’evento promosso a Milano da LabSumo, con la partecipazione dell’Associazione di fleet e mobility manager Best Mobility e di Bt Lounge e il patrocinio di ANIASA, GBTA Italia, UNRAE e Valore D.

Tre talk hanno approfondito l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla rappresentazione del lavoro, sui processi di selezione e sulle attività quotidiane in azienda.

“L’adozione sempre più diffusa dell’AI – ha dichiarato Raffaella Tavazza, Vicepresidente ANIASA - sta indubbiamente ridefinendo i processi decisionali nelle aziende, ma porta con sé un rischio concreto: quello di incorporare e amplificare bias già presenti nei dati e nelle organizzazioni. Per questo è fondamentale sviluppare modelli trasparenti, basati su informazioni consapevoli, guidati da leadership che sappiano orientare la tecnologia verso equità e inclusione. In un settore come l’automotive, storicamente sbilanciato nella rappresentanza, questo tema è ancora più urgente”.

Nataliia Roskladka, Ricercatrice Senior dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano ha poi illustrato i principali risultati di un'analisi sulle adozioni dell’AI nelle grandi, medie e piccole imprese italiane, da cui è emerso che non necessariamente riduce il carico di lavoro: al contrario, tende a intensificarlo, spingendo i lavoratori a fare di più, in più ambiti e spesso per più tempo. Un’evidenza che deve far riflettere su come le tecnologie vengono integrate nei processi e nelle culture aziendali e sull’importanza di promuoverne un uso efficace e sostenibile. 

Sull’impatto delle tecnologie e dell’AI sulla qualità della vita e sulla condizione lavorativa si è soffermato Ivano Montrone, Community Manager di Valore D: “I dati dell’Osservatorio D sottolineano che vi sono limiti nell’utilizzo dell’IA legati a bias, stereotipi, etica e trasparenza. Per questo crediamo che non sia uno strumento neutro o “pronto all’uso”, ma una leva di trasformazione culturale e di governance: per diventare davvero AI-driven, le imprese devono integrare obiettivi di equità e inclusione nei processi decisionali, facendo della tecnologia un’occasione per mettere al centro le persone”.

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