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Dongfeng in Italia, prime scaramucce

Il crescente interesse per i marchi cinesi in Occidente porta già alle prime scaramucce in una sorta di ‘ius primae noctis’ dove c’è chi rivendica – a titolo o meno – la paternità nell’importazione di questo o quel marchio del Dragone.

L’ultima querelle distributiva in ordine di tempo riguarda il nostro Paese e Dongfeng, marchio di Stato cinese. Un comunicato diramato il 26 agosto dal Gruppo cinese riafferma come DF Motor Italia S.r.l. sia oggi l’unico soggetto legittimato alla distribuzione degli autoveicoli Dongfeng in Italia e che la Dongfeng Italia S.r.l. - costituita il 28 novembre 2024 -, per quanto simile nel nome a quella del marchio, non intrattenga alcun rapporto istituzionale con la Casa automobilistica di Wuhan. DF Motor Italia S.r.l. specifica come Dongfeng Italia S.r.l., guidata dall’imprenditore Bruno Mafrici, non abbia mai fatto parte della struttura societaria del Gruppo né sia mai stata controllata o partecipata dalla Casa madre, così come il Gruppo ne abbia mai autorizzato la costituzione, avvenuta inopinatamente e su iniziativa del solo Mafrici.

Già a marzo 2025, il Gruppo Dongfeng aveva comunicato al Mafrici l'esclusione dal progetto italiano del marchio, concretizzatasi poi nel mese di maggio, a causa del mancato conseguimento degli obiettivi minimi previsti dal documento programmatico sottoscritto tra le parti (il Gruppo e il Mafrici). Nulla è servito rivolgersi al Tribunale di Milano, che ha definito – nell’ordine – estinta e infondata le due iniziative giudiziarie presentate dal Matrici nei confronti del Gruppo Dongfeng, che rivendica quindi la sola titolarità della DF Motor Italia S.r.l. alla distribuzione lungo la Penisola dei suoi veicoli.



 


Una precisazione dopo la pubblicazione di un articolo a mezzo stampa. In relazione all’articolo “Dongfeng Italia, addio al sogno dello stabilimento”, pubblicato su Milano Finanza il 18 agosto 2026.

Il sig. Mafrici è stato escluso dal progetto Dongfeng con formale comunicazione trasmessa a marzo 2025 in quanto Car Mobility S.r.l. - società a lui riconducibile e di cui era all’epoca amministratore - non ha raggiunto gli obiettivi minimi previsti per la negoziazione di un contratto di distribuzione con la casa madre. La precaria situazione economico-finanziaria della società è stata successivamente accertata dal Tribunale di Milano che, con sentenza del 16 ottobre 2025, ne ha disposto l’apertura della liquidazione giudiziale (ex fallimento), individuandone le cause in profili di mala gestio.

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