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Carburanti, oh cari

Venti di guerra ed è subito impennata dei prezzi. Primi a salire sono sempre quelli dei prodotti petroliferi, che non perdono tempo per rialzare la testa, anche se le scorte sono state riempite mesi fa. Ma, si sa, ogni scusa è buona per lucrare. Così in questi giorni il prezzo dei combustibili alla pompa, in tutta Europa ha raggiunto vette che non vedevamo da anni, dal 2022, quando scoppiò il conflitto russo-ucraino. A soffrirne di più il gasolio, perché – dicono - se ne raffina meno, dimenticando però che è una sorta di sottoprodotto nella raffinazione della benzina, per cui tanta benzina raffini tanto diesel hai.

E che dire del prezzo del nostrano Hvo, l’olio vegetale idrotrattato, che non si produce col greggio intrappolato nello stretto di Hormuz, bensì con scarti organici, oli esausti e grassi animali italiani? Lo fanno quasi tutto in Veneto, non a Teheran, eppure il suo prezzo alla pompa ha seguito di pari passo quello del gasolio classico, B7 o B10 che sia. Anche il vantaggio generico alle cosiddette ‘pompe bianche’ pare sia stato azzerato, con punte di 2,1 euro al litro per il gasolio e di 1,9 per la benzina. Tempo che il Governo intervenga sia sulle accise, visto che l’extra gettito Iva derivante dai cospicui rincari ormai s’è fatto importante, sia sui controlli presso le compagnie petrolifere: ricordiamo che anche quando il greggio veleggiava sopra i 200 dollari al barile i prezzi dei carburanti erano più bassi. “Ah sì, ma era prima del Covid”, come molti sono soliti dire.

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