Un marzo debole, anche per il complesso dei mercati a targa UE.
Le immatricolazioni del mese, nei 28 Paesi Malta esclusa, raggiungono quota 1.792.500, il 5,3% in meno rispetto al fecondo marzo 2017, quando il targato sfiorò la cifra record di 1,9 milioni.
Scendendo nel dettaglio dei singoli Paesi, il calo coinvolge la Germania che perde 3,4 punti, il Regno Unito autore di un nuovo tonfo a due cifre (-15,7%), l’Italia alle prese con le solite incertezze (-5,8%), il Belgio (-4,3%) e l’Austria (-3,9%). Tengono invece molto bene la Francia, che si smarca e mette a segno una crescita del 2,2%, e la solita Spagna che procede nel suo cammino registrando il 2,1% in più. Bene, come spesso accade, anche per il gruppo dei 12 nuovi membri che rimane in positivo (+5,8%). Il calo di marzo pesa sul cumulato e dal +4,33% di febbraio si passa a un impalpabile +0,7% del primo trimestre. Volgendo lo sguardo ai risultati dei Gruppi, marzo non è stato un buon mese per molti: al di sotto della parità vanno il Renault (-3,2%), Ford che perde il 14,9%, poi Fca giù di 8 punti netti, con Fiat a -12,4% e Lancia a -37,5%. Anche le premium BMW (-5,8%) e Daimler (-3,4%) pagano il conto di questo marzo inquieto. Ma non è finita, giù anche Toyota che lascia il 4,3%, Nissan che ha un problema da 17,8 punti in meno e Jaguar Land Rover che mostra un calo del 22,4%. Col segno più solo Volkswagen, Psa e Hyundai.
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